domenica 28 luglio 2013

Diario di bordo - 28 luglio

Partenza per aeroporto e riconsegna dell'auto.
La Chevrolet
Poi trasferimento con shuttle della Hertz al terminal B e attesa di Marina, Lalla e Veronica che ci raggiungono poco dopo.
In attesa dello Shuttle
Check-in... sicurezza... alcuni intoppi per una valigia un po' troppo pesante...
Problemi di peso...
Solita trafila alla sicurezza (ci fanno togliere le scarpe e ci perquisiscono il bagaglio a mano). Saliamo sul nostro airbus 308... e addio America! 
Ci faranno anche un controllo a Parigi prima di salire sul bus che ci porta al terminal. Aereo piccolino... si balla un po' di più.
Fine dell'avventura.
Ci sarà da parlarne per un bel po'!

sabato 27 luglio 2013

Diario di bordo - 27 luglio

Oggi dobbiamo riconsegnare la nostra GMC e affittarne una nuova più piccola per l'ultimo giorno.

La nostra mitica GMC
Ci danno una Chevrolet Cruze.
L'appuntamento con Marina, Lalla e Veronica è al Pier di Santa Monica con breve sosta per fare la foto sotto il cartello che indica la fine della Route 66.  Intorno una marea di gente, la ruota panoramica, che ora funziona ad energia solare, e le montagne russe.
Sul pontile di Santa Monica dove finisce la Route 66
Passeggiata lungo mare fino a Venice Beach: la spiaggia è veramente enorme con le tipiche palme alte alte con le foglie solo in punta. Per strada negozi, bancarelle, saltimbanchi, palestrati... una fiera continua per turisti in cerca di curiosità.

Venice Beach
Ci sono tantissimi gabbiotti per farsi fare tatuaggi con henné e anche negozi 'legali' di Marijuana da usare a scopo terapeutico, con tanto di medici che ti fanno la prescrizione... 30/40dollari...
Foto con vista sulla scritta Venice a centro strada per ricordare il posto... interessante ma da non frequentare troppo sovente come Las Vegas.
Ci fermiamo per l'aperitivo in un locale molto 'in' che si trova in una stradina più interna. Sette  mohijto e cremine da spalmare su basi tipo tortillas. Scopriamo così che qui non esiste l'aperitivo,... dobbiamo ordinare le cose da mangiare sul menù del ristorante, per fortuna ci azzecchiamo e usciamo tutti molto allegri. Veronica, Marina e Peo vanno a fare la spesa per la cena conclusiva che si farà nella nostra casa. Gli acquisti fatti eccedono le nostre capacità mangiatorie per cui Veronica avrà il frigo ben fornito per i prossimi giorni.
Dopo cena un po' di amarcord ripensando a tutte le cose fatte insieme. Che cosa ci è piaciuto di più, dove vorremmo ritornare... Ci voleva questa pausa prima della nostra ultima notte a Los Angeles.

venerdì 26 luglio 2013

Diario di bordo - 26 luglio

Giornata dedicata a Los Angeles e Hollywood. Prima tappa: The Paul Getty Center, una passeggiata tra  edifici architettonicamente rilevanti (il centro è stato progettato da Richard Meier), opere d'arte e mostre, un bel panorama su Los Angeles e tanto verde. Si accede con un trenino e si paga solo il parcheggio. Facciamo anche pranzo in uno dei ristoranti.

The Paul Getty Center

Dopo questa visita ci tuffiamo a Beverly Hills e Rodeo Drive, ville e negozi... non è spettacolare come credevo.
Beverly Hills
Poi Hollywood Boulevard...
La passeggiata con le stelle è in riparazione quindi ne vediamo solo una parte, vediamo invece bene le famose impronte dei divi.
Le impronte di Kevin Kostner
Una fiumana di gente, molto caldo. Non vediamo l'ora di andarcene. Mentre ci dirigiamo alla collina con la scritta HOLLYWOOD (non possiamo non andarci... è un pellegrinaggio) attraversiamo in auto una strada dove si trovano locali famosi per i concerti delle stelle del rock e del blues. Arriviamo in vista della scritta e ci fermiamo a fotografarla: sarà praticamente invisibile sulle foto perché abbiamo il sole contro...
Sulla collina di Hollywood
Ci rimane da fare un salto a downtown, la zona dei grattacieli, il centro di Los Angeles. La cosa che ci interessa in realtà è la Disney Concert Hall di Gehry che fotografiamo in tutte le salse.
La Disney Concert Hall progettata da Gehry
Tra i grattacieli, un laghetto e un gruppo che si sta preparando ad un concerto. Veronica ci dice che quasi tutte le sere qualcuno suona lì.
Ritorno verso casa con sosta per cena in tipico locale californiano sulla costa: ordini il cibo da una finestra e lo ritiri da un'altra. Mangiamo abbastanza bene, è praticamente tutto a base di pesce e molto buono, ci vanno anche i divi, ma non questa sera.

giovedì 25 luglio 2013

Diario di bordo - 25 luglio

Colazione e poi partenza. Il paesaggio cambia continuamente. Sosta a Santa Barbara per pranzo sulla spiaggia sotto le palme, primo impatto con le spiagge californiane. Dopo pranzo, visita al tribunale, un edificio imponente in stile moresco con la sala delle udienze interamente ricoperta di murales... veramente piacevole. I pavimenti sono in piastrelle di cotto con vari disegni e i soffitti sono tutti decorati.
Arriviamo a Malibu a casa di Veronica e Mike verso le 18. La casa è immersa in un bosco con ogni tipo di piante, un tempo era un vivaio. Facciamo una passeggiata sulla spiaggia sottostante su cui si affacciano le ville dei vip. Mike ci prepara un barbecue e ceniamo all'aperto sotto un enorme platano da cui pende un lampadario con le lampadine a forma di candelina... fanno anche la fiamma.
A tavola...
Marina e Lalla si fermano lì a dormire. Il resto del gruppo va alla ricerca della casa che abbiamo affittato, non molto distante da lì, sul Sunset Boulevard. Fatichiamo un po' a trovare l'appartamento perché al buio non riusciamo a leggere i numeri sulle porte. Molto carino e spazioso, ci troveremo bene.

mercoledì 24 luglio 2013

Diario di bordo - 24 luglio

Partiamo da San Francisco al mattino presto e la prima tappa è la sede della Apple a Cupertino. Finalmente posso vedere dove sono stati progettati i nostri mitici Mac, iPad e iPhone. È un grande campus con diversi edifici. Entriamo nell'atrio principale per curiosare e poi nel Company Store, che non è enorme, per fare qualche acquisto. Io prendo una maglietta con la mela e una custodia per l'iPad. Poi via...
Ci fermiamo a Monterey e mangiamo qualcosa in un chiosco sul pontile.
Il viaggio prosegue con frequenti tappe lungo la scogliera per vedere il panorama, la nebbia ci accompagna sempre.
È un paesaggio molto particolare: mucche e ambiente quasi montano a sinistra, oceano a destra con ammassi di alghe che affiorano. La strada in certi tratti è molto panoramica e a strapiombo sul mare. Ad un certo punto comincia la discesa e la strada è a livello del mare. Incontriamo grandi stormi di pellicani che si buttano a capofitto nell'acqua per catturare le loro prede: è uno spettacolo emozionante. Vicino su alcuni scogli dei leoni marini.
Più avanti vediamo un branco di elefanti marini distesi sulla spiaggia: alcuni si alzano e fanno i loro versi. Sono veramente enormi.
Gli elefanti marini
Arrivati a San Simeon, prima di cena facciamo una passeggiata sulla spiaggia: 14 gradi.
Tramonto sull'oceano
La cena inizia con alcuni margarita: siamo molto allegri...
Verso... i margarita
Dopo cena in camera, meeting di breve durata, siamo stanchi.

martedì 23 luglio 2013

Diario di bordo - 23 luglio

Golden Gate: il primo impatto con il ponte e con la baia da Tween Peaks, a due passi da casa nostra. La nebbia che si alza dall'oceano copre e scopre i pilastri del ponte e crea effetti indimenticabili. Al mattino con il sole il freddo è meno pungente ma siamo sempre ben coperti. Scendiamo e prendiamo la strada per Sausalito che si trova al di là del ponte. ci fermiamo in due parcheggi, uno al di qua e uno al di là, per le foto di rito. Da questa angolatura si coglie con lo sguardo  tutta la baia dal Bay Bridge al Golden Gate che è proprio davanti a noi in tutta la sua imponenza.
Il Golden Gate dalla parte di Sausalito
Pic-nic vicino al mare a Sausalito e ritorno a San Francisco per una tappa al Golden Gate Park dove si trova la California Academy of Sciences recentemente ristrutturata da Renzo Piano: notevole il tetto costituito da diverse cupolette ricoperto di erba con oblò che si aprono e si chiudono regolando la temperatura interna.
La Californian Academy of Sciences
Non entriamo perché la visita richiederebbe troppo tempo e non tutti sono interessati. Vogliamo ancora fare una passeggiata a Castro con cena in qualche ristorante del quartiere. I tragitti da un luogo all'altro richiedono sempre parecchio tempo perché c'è traffico e in alcuni punti si formano delle code. Non riusciamo nemmeno a fare una passeggiata nel centro più moderno della città. Parcheggiare a Castro è un'impresa ma alla fine riusciamo a incastrare l'auto tra i garage di due casette, che sono tutte bellissime e molto curate. Sventola dappertutto la bandiera gay. Decidiamo di fermarci a mangiare in un ristorante con cucina italiana per assaggiare la versione americana delle melanzane alla parmigiana. Naturalmente niente a che fare con le nostre. Dopo cena tranquillo a casa e programma per il giorno successivo.

Diario di bordo - 22 luglio

Tour per San Francisco partendo da Chinatown. Il quartiere è molto pittoresco, le case riprendono forme tipiche dell'architettura cinese, i lampioni sono lanterne cinesi, una strada è ricoperta da lanterne rosse.
L'ingresso a Chinatown
Seguiamo la Kerouac Street e arriviamo alla City lights bookstore al cui interno c'è una stanza dedicata alla poesia della beat generation. Troviamo le opere di Kerouac, Borroughs, Ferlinghetti...
La passeggiata continua fino a raggiungere la Coit Tower sul Telegraph Hill da cui si gode una bellissima vista. Scendiamo e risaliamo ripercorrendo la Lombard Street in salita a piedi.
Da qui prendiamo al volo un Cable car, il tipico tram di San Francisco, in uso solo più per i turisti.
Il Cable Car
Il macchinista lo guida tirando e mollando due lunghe leve e un pedale, è molto robusto perchè tenere sotto controllo il tram, soprattutto nelle discese vertiginose del percorso non deve essere molto semplice.
Il manovratore con la leva in mano
Con questo mezzo scendiamo verso il mare, dove facciamo una passeggiata durante la uale ci imbattiamo in una specie di museo all'aperto costituito da alcune imbarcazioni ormai in disuso molto grandi, un veliero, una nave della Western Pacific... Proseguiamo ancora  alla ricerca dei leoni marini che Paolo deve assolutamente vedere.... e ci sono proprio, coricati su due zattere di legno al Pier 39. Piano piano ci avviamo di nuovo verso Chinatown per cenare nella House of Nanking: dopo una brevissima coda entriamo e lo chef capisce subito che non sappiamo che cosa ordinare, ci affidiamo a lui (come suggeriva peraltro la Lonely Planet) che ci chiede se abbiamo regole religiose da seguire o allergie particolari... poi cominciano ad arrivare piatti a raffica, uno dietro l'altro. Quando raggiungiamo il limite, veniamo congedati con un conto ragionevole... La rapidità del sistema di servizio è notevole, in pochissimo tempo la coda esterna viene smaltita. Alle sette e mezzo siamo fuori dal locale: non ci resta che ritrovare il parcheggio e tornare a casa. Serata culturale: lettura di Ginsberg... con variazioni sul tema da parte del lettore (Paolo, naturalmente).

lunedì 22 luglio 2013

Diario di bordo - 21 luglio

San Francisco. Si parte dopo colazione. Paesaggio che cambia, alberi da frutta, zone più deserte con erba bruciata, vigneti.
Entriamo a San Francisco da nord attraverso il Bay Bridge. Facciamo una fermata a metà sull'isoletta Hierba Buena. Arriviamo nel nostro appartamento senza problemi. Siamo nei pressi di Tween Peaks. Casetta a due piani, il nostro alloggio è al primo piano: soggiorno con salotto e sala da pranzo, cucina fornitissima, tre camere da letto e due bagni, tutto bellissimo e nuovissimo, terrazzino con vista.
Siamo vicino a Castro, il quartiere gay, segnalato dalle tipiche bandiere.
Dopo esserci sistemati usciamo in auto diretti alla Lombard Street che percorriamo in discesa a passo d'uomo (non eravamo i soli a volerlo fare).
Una casa ricoperta di buganvillee sulla Lombard Street
Poi scendiamo verso la marina (Fisherman's Wharf). Facciamo la spesa nel supermercato annesso al parcheggio e dopo aver sistemato tutte le borse in auto, partiamo per la nostra passeggiata. La temperatura è intorno ai 13 C e tira un'aria gelida. Ci copriamo con tutto ciò che ci siamo portati dietro, poi girovaghiamo un po' lungo la strada che corre parallela al mare prendendo contatto con la città. Ceniamo da Tarantino's e torniamo a casa... stanchi. Tutti a nanna.

domenica 21 luglio 2013

Diario di bordo - 20 luglio

Partenza verso il Yosemite Park. Paesaggio alpino. Siamo a 3000 metri. Laghetti e pinete. Il parco è immenso, chilometri e chilometri. Troviamo un bel 'tumpi' dove fermarsi per pranzo. Due temerari fanno anche il bagno nell'acqua gelida. Dopo aver visto la parete di roccia chiamata El Capitain, decidiamo di proseguire per Mariposa Grove per vedere le sequoie giganti. Facciamo il tour guidato seduti su una specie di trenino che si inerpica nel parco. Le sequoie sono veramente gigantesche e tante...
Le più grandi o particolari hanno anche dei nomi: Grizzly, Le tre grazie e lo scapolo...
Lo scapolo e le tre grazie
Una é vuota dentro e si chiama Telescope, un'altra si può attraversare (ci passa un pickup) e si chiama Tunnel...
La sequoia tunnel
Facciamo a piedi l'ultima parte del percorso, una mezzoretta. Poi verso Oakhurst dove ci aspetta il Sierra Sky Ranch per il pernottamento, un luogo storico... rimasto tale e quale. Camere piccole ma veranda grande...
L'insegna del ranch
Ottima cena al ristorante dell'hotel con simpatica cameriera che capisce le nostre necessità in fatto di dolci e ci porta due enormi piatti pieni di delizie che vengono rapidamente svuotati.

Oggi Federico compie un anno... Ieri sera abbiamo mandato un videomessaggio con gli auguri.




sabato 20 luglio 2013

Diario di bordo - 19 luglio

Colazione americana e partenza per la Death Valley. Ai lati della strada corre una pista ciclabile: chissà chi ha il coraggio di avventurarsi con oltre 100 F?
Nella Death Valley 118 F mentre si viaggiava in auto, 124 esterna a Furnace Creek.
Temperatura record nella Death Valley
Paesaggi lunari, laghi salati, montagne e rocce con tutte le sfumature dal marrone al grigio. La strada che sembra andare verso l'infinito e oltre. A Badwater, prima tappa per 'provare' la temperatura esterna, siamo a 85.5 metri sotto il livello del mare, punto più basso della valle e di tutti gli Stati Uniti. Enorme strada bianca che si inoltra nel deserto, pozzetti di acqua che rispetto alla temperatura esterna sembra fresca.
A Badwater. il punto più basso degli USA
Tappa successiva per mangiare a Furnace Creek e poi Zabriskie Point... impossibile non fermarsi ma arrivare sul punto panoramico che richiede 5 minuti di salita a piedi è un'impresa. Il sole scotta tantissimo e manca il fiato per il calore che sale dal terreno e per l'aria calda che arriva da ogni parte. La strada sale, scende, si perde... Sudiamo abbondantemente anche con l'aria condizionata. Il caldo immagazzinato esce, fa evaporare i nostri liquidi.
Incontriamo una zona con le dune dove ci fermiamo brevemente per mettere in memoria sulle nostre macchine fotografiche anche quest'ultimo paesaggio. Questa località passerà alla storia come Pica Point.
Ci tocca ancora un bel pezzo di strada panoramica con salite e soprattutto discese vertiginose, veramente da ricordare, le foto non potrebbero illustrare ciò che vediamo, poi siamo finalmente a Lone Pine, fuori dalla valle. Ritorno nella civiltà!
Ancora 150 km prima di raggiungere Mammoth per il pernottamento. Montagna, pini, impianti sciistici... due appartamentini in un resort... da favola. Pizza e birra... siamo in paradiso al fresco!!!!

venerdì 19 luglio 2013

Diario di bordo - 18 luglio

Bryce Canyon: on the road again.
Dopo una controllata alla pressione delle ruote (il nostro meccanico alias Marina dice che ogni 6000 Km bisogna controllarle e ha ragione!) e un rimboccamento del liquido di raffreddamento si parte decisi verso il Bryce. All'albergo ci avevano consigliato la strada più lunga ma più veloce. Paolo invece quando siamo al punto di svolta per la panoramica insiste per girare. Meno male, ci saremmo persi un paesaggio insospettabile dopo quel che abbiamo visto nei giorni scorsi. Sembra di essere sulle Dolomiti. Prati verdi, casette di legno, mucche... Ad un certo punto troviamo la ricostruzione di una specie di villaggio western con saloon, jail... che nasconde i soliti negozi per turisti....
La strada è un po' tortuosa ma assolutamente agibile, tipo le nostre strade di montagna. Impieghiamo una mezzora in più forse.
Un arco di roccia nel Bryce Canyon
Nel parco ci sono numerosi punti di vista uno più spettacolare dell'altro. Facciamo il solito picnic in compagnia degli scoiattoli. Vediamo anche numerosi daini nelle pinete.
Lasciamo per ultimo l'Inspiration Point che insieme al Bryce Point consentono di ammirare tutto l'anfiteatro di rocce e pinnacoli con colori che vanno dal giallino all'arancione al rosso con il bianco delle striature orizzontali. Dall'alto si vedono i sentieri che si insinuano tra i pinnacoli, gli Hoodoo, vediamo gente a cavallo. Assolutamente da fare anche solo a piedi.
Una veduta panoramica del canyon
Naturalmente siamo colti dal solito temporale e quindi i due punti principali hanno una luce particolare, ha appena finito di piovere.



E poi dritti fino a Las Vegas, di nuovo sotto la pioggia.
Quando smette di piovere il caldo sale, arriviamo a 111 F.
La strada passa in una gola tra montagne rocciose che ricordano la nostra Val Roja ma tutto è molto più grande.
Compaiono le piante di Joshua Tree, i 'cactus' per noi... poi le palme, stiamo arrivando nel deserto. Tutto piatto, nulla intorno.
A una trentina di km si vede già la sagoma di Las Vegas... Siamo tutti un po' addormentati.
Preso possesso della nostra camera d'albergo al Super8 ci avventuriamo nello Strip che è a un solo isolato di distanza, quindi raggiungibile a piedi. Flamingo, Caesar, Bellagio... ci fermiamo a guardare le fontane danzanti del Bellagio che si alzano dal 'laghetto' antistante.
Le fontane danzanti del Bellagio

Passeggiata di rito nella galleria dove ci sono i negozi degli stilisti e i ristoranti di lusso. Noi mangiamo fuori nel solito messicano...
Respiriamo un po' solo passando davanti all'ingresso dei locali da cui esce aria fresca o acqua nebulizzata, per il resto all'esterno la temperatura è sempre altissima.
Ci inoltriamo ancora nello Strip fino al Venetian dove tentiamo la fortuna ad una slot vincendo ben 12 $ avendone spesi 8... La cassa esulta!
Dentro una sala da gioco al Venetian

Intorno a noi è un luna park di macchinette con i giochi più strani... in saloni separati il poker, il black jack... la roulette è un video gioco, praticamente. Incredibile la quantità di gente.
Parigi...

Per strada le solite attrazioni: girls in abiti succinti, personaggi dei fumetti o dei film di animazione per farsi fotografare.
Paolo e Franco si 'sacrificano' per il gruppo e Peo li fotografa insieme a due girls spumeggianti e piumate.
Poi tutti a nanna.

giovedì 18 luglio 2013

Diario di bordo - 17 luglio

Dopo colazione prenotiamo la visita all'Antelope Canyon che si trova vicino a Page. La partenza è alle 13 quindi decidiamo di fare una gita al Lago Powell fermandoci lì per pranzo. Acquisti al primo vero supermercato... frutta, pane... finalmente!
Il Lake Powell
Per scendere al lago si pagano 15 $ perché è un parco naturale. Dopo un po' di giri per trovare l'entrata giusta... scendiamo dove c'è la partenza dei giri in barca, attracco anche delle house boat. Fa molto caldo, il sole picchia. Paolo fa un breve bagno senza sapere che è proibito. Poi ci ritroviamo su un pontile all'ombra che è un'area picnic e facciamo il nostro pranzo. E via per il canyon! Abbiamo come guida un Navajo doc di una sessantina d'anni... come noi insomma. Ci fa salire su un pickup modificato per accogliere una decina di persone nel cassone. Siamo seduti su delle panche imbottite e siamo all'ombra. Questo è tutto. La prima parte del percorso di trasferimento è su strada asfaltata poi si entra nella pista di sabbia con sobbalzi e derapate... si fa fatica a non cadere ma ci divertiamo un mondo... Iu-uuu! Il percorso non è lungo come ci avevano detto quindi arriviamo abbastanza in fretta all'ingresso. Una sfilza di pick-up come il nostro parcheggiati con altre guide (molto meno pittoresche della nostra). L'interno è un via vai di persone, nei punti più stretti si fa fatica a passare. La visita consiste in una breve spiegazione iniziale su come si è formato il canyon per erosione di acqua e sabbia che ruotando hanno dato all'interno le forme tondeggianti che lo caratterizzano.
Dentro l'Antelope Canyon
Poi è una sequenza di punti topici in cui la guida stessa ci dice come fare o ci fa direttamente le foto nei punti giusti per far apparire forme strane facce, animali... con i giochi di luce che si creano all'interno. È comunque un posto incredibile... assolutamente da non perdere. Alla fine del canyon la guida si esibisce in un concertino con lo strumento che si era portato dietro, un flauto triplo...
Concertino indiano
The slower you walk the faster i'll drive... quindi spicciatevi a tornare indietro... con lo stimolo di questa frase che suona come una minaccia, iniziamo il percorso di ritorno, per la stessa strada.
Tornati a Page, sosta al supermercato per altri acquisti per il dopo cena.... e poi in auto fino a S. George. Col senno di poi sarebbe stato meglio fermarsi tre giorni a Page e visitare tutti i canyon da lì.

mercoledì 17 luglio 2013

Diario di bordo - 16 luglio

Partenza da Kayenta per il Gran Canyon. Il viaggio è stato programmato la sera precedente. Cercheremo di fare un piccolo tour a piedi se possibile. Cielo nuvoloso. Paesaggi mutevoli e stupendi.
Accampamenti indiani: roulotte, case mobili, piccole prefabbricate anonime (i nuovi teepee), pickup da 190 cavalli...
Lungo la strada ci fermiamo in un 'little' canyon che ci serve come anteprima di quel che andremo a vedere dopo. Compriamo qualche braccialetto dagli indiani e ripartiamo.
Il Gran Canyon davanti a noi
Il primo point of view è già spettacolare e fa capire subito che cosa andremo ad incontrare.
Nel successivo, uno spuntone di roccia consente di ampliare la visuale a 180º e oltre, ci troviamo immersi nel canyon. La vista dall'alto consente di percepirne tutte le forme, di individuare i picchi, i sentieri, il fiume che scorre e il verde che lo costeggia.
Però non è come me lo immaginavo perché dove passeggiamo noi ci sono gli alberi. Lo immaginavo brullo e scosceso anche dall'alto. Facciamo una brevissima passeggiata perché fa molto caldo e la vista non cambia di molto.
Su uno spuntone di roccia
Sulla strada del ritorno ci fermiamo ancora in altri due punti. Una lunga deviazione allunga di un bel po' il viaggio per raggiungere Page.


martedì 16 luglio 2013

Diario di bordo - 15 luglio

Partenza alle 8. Temperatura decisamente bassa, sembra di essere in montagna (siamo a 2000 metri). Cielo nuvoloso.
Sulla 550 il panorama comincia a diventare interessante. Una lunghissima 'mesa' sulla destra, le montagne davanti a noi sullo sfondo. Musica di Easy rider.
Una mesa
Il paesaggio cambia continuamente, a destra e a sinistra mesas rosseggianti, primo anticipo di ciò che vedremo poi... un 'mogote' come quelli di Cuba (l'isola) sperso nella piana, ombre delle nuvole sul terreno giallastro. Piccoli canyon con invisibili ruscelletti. Siamo nel far west. Altitudine 6800 feet più di 2000 m di altezza, insediamenti a destra e sinistra di indiani (o altri ...) case mobili e pickup.
Tappa a Cuba (Stati Uniti) per benzina e cibo.
Attraversiamo il territorio Apache. Finti teepee... pozzetti petroliferi, piccole raffinerie.
Cominciamo a fare ipotesi sui nostri nomi indiani...
Collinette che sembrano tanti panettoni con la sommità nera.
Cavalli che pascolano.
È veramente un paesaggio incredibile.
Speriamo che la perturbazione che ci segue svanisca in tempo per consentirci di gustare la Monument Valley, la meta più attesa.
Si susseguono mesas e pianure senza fine punteggiate di cespugli. La strada é diritta, andiamo verso l'azzurro.
Facciamo una deviazione per andare alla ricerca di un sito con rovine azteche che non riusciamo ad individuare, la città si chiama Aztec. Proseguiamo dopo una breve pausa pranzo nel parcheggio di un cimitero, unico posto all'ombra. Ad un certo punto si intravede Shiprock, una specie di rocca di Cavour a forma di nave.
Una cosa che mi colpisce lungo a strada, non solo qua, è la quantità di villaggi fatti solo di roulotte o case mobili. Le città vere sono rare e distanti. Come si fa a vivere così?
Sbagliamo strada diverse volte perché mancano le indicazioni. Poi finalmente individuiamo da lontano la silhouette inconfondibile della Monument Valley. Siamo tutti emozionati.
 All'orizzonte la Monument Valley
Ci avviciniamo ... ogni 'rocca' una fermata per fare foto...
Ciò che vediamo crea intense emozioni, fino alle lacrime. Ogni visuale richiama immagini già viste ma ora siamo lì, in mezzo. Ognuno di noi vive questo momento a modo suo.
Riusciamo a fare tutte le foto di rito poi comincia a piovere, una pioggia violenta che subito cambia tutto: la terra rossa rigata dall'acqua, mille rivoli che scendono verso il basso. Poco per volta la nebbia avvolge i 'monumenti' di pietra e li trasforma in diafane ombre nere.
Temporale sulla Monument Valley
Ci rifugiamo nel visitor centre e decidiamo di cenare lì sperando che il temporale duri poco... invece non smette. Arriviamo in hotel sotto la pioggia che continua per buona parte della notte. Le previsioni sono brutte, i temporali ci accompagneranno forse anche nei giorni successivi.

lunedì 15 luglio 2013

Diario di bordo - 14 luglio

La mattinata comincia con un notizia da casa: ieri è nata Valentina, la nipotina di Irma e Paolo con più di un mese di anticipo. Quando visitiamo il Cadillac Ranch Irma scrive VALE con la bomboletta spray su una delle auto conficcate nel terreno...
Il Cadillac Ranch
Più avanti vediamo una distesa di mucche bianche e nere con relativi profumi a sinistra, a destra pale eoliche in rotazione, un bel contrasto.
Temperatura: solo 89 F. ci avviciniamo ad Adrian alla ricerca del midpoint della Route 66. Quando lo troviamo facciamo tutte le foto di rito.
Il Midpoint della Route 66
Panorama piatto, erba bruciacchiata a tratti verde, nuvole che passano, cielo azzurro chiaro. Ci fermiamo in un bar intonato con l'ambiente... uno squallore... riusciamo a malapena a trovare qualcosa da mettere sotto i denti.
Il panorama poco per volta cambia: prima cespuglietti sparsi nella distesa erbosa, poi sulla 285 collinette di varie tonalità dal giallo al marrone ricoperte di cespugli verdi, sembra di essere sempre dentro un film degli indiani.
A Santa Fè la città praticamente non si vede, le case sono tutte color sabbia e a un piano solo, sembra di essere in Messico. Hotel con piscina!!!! e soprattutto tempo per fare una nuotatina. riposarsi un po'. Più tardi usciamo per cenare in città.
I portici di Santa Fè
Siamo sorpresi quasi subito dalla pioggia anzi da un temporale tropicale, lampi e lamp-oni (Franco vede una palla di fuoco che scoppia in cielo e fa un botto tremendo che fa saltare tutti).
Dopo un po' di girovagare fra le varie gallerie di cui la città gode e soprattutto sotto i bellissimi portici che per nostra fortuna seguono le strade principali optiamo per una serata tranquilla, anche se avremmo trovato il locale giusto, Evangelo's, con musica dal vivo. Dopo cena (zuppa piccantissima, molta acqua e caffè per smaltire) torniamo in hotel per organizzare il giorno successivo e bere la bottiglia di vino tenuta in frigo.
Abbandoniamo l'idea di visitare anche la Mesa verde. Richiederebbe una giornata da sola. Sveglia alle 6,30.

sabato 13 luglio 2013

Diario di bordo - 13 luglio

Il viaggio inizia con una sosta già a Tulsa dove è segnalato un sito con le Harley Davidson. In realtà non è un museo con le Harley vecchie come ci aspettavamo ma una concessionaria con centinaia di moto nuovissime, una meglio dell'altra e una sola vecchia appesa sul soffitto, è comunque un bel vedere...
Harley Davidson 'storica'
L'iscrizione della Route 66 tra le moto nuove e scintillanti
Tappa successiva: The Big round barn, un enorme granaio rotondo a due piani, sotto gift shop sopra locale per feste o sala da ballo dove Marina e Franco improvvisano un balletto.
Il grande granaio rosso
Il paesaggio: casette dipinte, abbastanza sgarrupate in genere con qualche eccezione, tutte con dondolo o poltrone sotto il porticato. La Route 66 ad un certo punto è interrotta. Arriviamo ad Amarillo sulla I-40, siamo in Texas, distese di prati, mandrie al pascolo, temperatura oltre i 100 F, cielo diafano con nuvole sparse e sole battente.
Serata cult in un locale di Amarillo. Entriamo attirati dalla musica che proviene dall'interno e dalle moto parcheggiate fuori.
Le moto parcheggiate fuori dal pub

Il porticato con i tavoli
Il locale infatti è circondato letteralmente da Harley Davidson e frequentato da bykers di ogni età (le moto più grosse solo per signori di una certa età che se le possono permettere) con bandana baffi e capelli lunghi... come nei film... tutti voluminosi e abbondantemente tatuati.
Bykers babies beer on ice
just another day in paradise
La scritta compare su una trave del pub.
Cena a base di bistecche alla griglia e musica dal vivo dal country al blues al rock con band locale e avventori scatenati. Ceniamo nel portico esterno finalmente senza aria condizionata poi decidiamo di entrare e veniamo subito contattati da due signore che ci chiedono da dove arriviamo, cosa facciamo ecc. Restiamo per tutto il tempo del concerto... i personaggi che incontriamo sono da film.

venerdì 12 luglio 2013

Diario di bordo - 12 luglio

On the road again... verso Tulsa.
Seguiamo quando possibile le deviazioni sulla vecchia route 66 da Saint Louis a Tulsa. Ad un certo punto incontriamo il Museo di Jessi James e decidiamo di fermarci. In realtà è uno shop con annesso museo. Compriamo magliette... poi visitiamo il museo che ha delle ricostruzioni di momenti della vita di Jessi James con personaggi di cera, foto, cimeli, tante armi e tipologie di filo spinato.
Il Museo di Jesse James
C'è un filmato dove si racconta la storia. Jessi James era stato dato per morto verso la fine dell'800, se ricordo bene, ma molti anni dopo un uomo ormai centenario afferma di essere Jessi... Sembra che si fosse nascosto nelle vicine Meramec Cavern dove andiamo a dare un'occhiata... ma non abbiamo voglia di visitarle anche perchè abbiamo ancora molta strada davanti a noi.
La tappa successiva è una stazione di servizio con annesso garage della Sinclair. Ci riposiamo un po' al fresco davanti ad un enorme ventilatore che nebulizza l'acqua che esce da una pompa, una cosa molto artigianale. Interessante il garage con auto vecchie e un sacco di ammennicoli.
Stazione di servizio Sinclair 
Il garage con la raccolta di cimeli
Più avanti attraversiamo un vecchio ponte di ferro e vediamo molti altri garage con la targa della Route 66. Ad un certo punto seguendo le indicazioni ci troviamo su una strada sterrata, siamo indecisi se proseguire ma il navigatore ci localizza e così, rassicurati, proseguiamo epr uno o due chilometri finchè troviamo una lapide con una lunga iscrizione: abbiamo appena percorso uno degli ultimi tratti originali della Route.
Iscrizione per indicare un tratto storico della Route 66
Dopo una breve tappa per le foto di rito cominca la caccia alla balena, una delle attractions citata in tutte le guide. È una balena blu alanti sgarrupata costruita su uno stagnetto vicino alla highway, sta per cominciare un concertino di un gruppo locale nel prato antistante ma non ci possiamo fermare.
Arriviamo a Tulsa dove la serata termina con una cena messicana... ma arriviamo tardi per cui alla fine non ci servono più la birra.